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Il discorso del Patriarca Sako nell'udienza privata con il Santo Padre

Beatissimo Padre,
1. oggi noi vescovi caldei abbiamo la grande gioia d’essere accolti da Sua Santità in udienza particolare. E’ un tempo forte per la nostra chiesa e d’incoraggiamento nella drammatica situazione in cui viviamo insieme ai nostri fedeli perseguitati, scacciati e derubati di tutto, a motivo della nostra fede in Cristo. Noi sentiamo sempre la Sua vicinanza, la Sua preghiera e i suoi appelli, e recentemente il 9 ottobre durante il sinodo, l’ha espresso con l’affetto di Padre che soffre per i suoi figli. Grazie di cuore Santità. Auspichiamo ed attendiamo la Sua visita quando sarà possibile per confermarci più nella nostra fedeltà al Cristo e darci conforto e speranza.
2. Beatissimo Padre, oggi ci troviamo insieme con Lei prima del nostro sinodo patriarcale e vogliamo rinnovare la nostra fedeltà nel servire tutti senza distinzione fino alla fine e con grande amore e dedizione. Siamo consapevoli dei rischi, ma la nostra fede ci dona il coraggio di continuare a sperare e amare. Dobbiamo avere il coraggio di nostro Padre Abramo che sperò contro ogni speranza.
3. La nostra Chiesa è apostolica non solo perché è stata fondata dagli apostoli, ma perché è martire come lo è stata la Chiesa primitiva degli apostoli. Seguendo l’esempio dei nostri martiri iracheni, che non possiamo certo dimenticare, noi troviamo la forza di perseverare, sperando in un cambiamento dei cuori di tutti gli uomini, là dove germoglia la Grazia divina ci sarà un futuro migliore per tutti.
E speriamo che un giorno vengono dichiarati beati e santi tutti coloro che sono stati uccisi per la fede, vescovo Raho e i sacerdoti Raghid ed altri, con i laici.
4- I cristiani del Medio oriente sempre sono stati sottoposti a pressioni e nulla lascia pensare che presto troveranno la pace. La tolleranza di cui si parla non significa per nulla libertà e uguaglianza. Tolleranza è un termine peggiorativo. Vogliamo vivere nel nostro paese e nella nostra terra, senza distinzione tra una maggioranza e una minoranza, ma come cittadini che hanno i loro diritti e dovere, sia che siano cristiani o musulmani, e di lavorare per il consolidamento dei valori di libertà e dignità, unità e la sovranità.
In tutto questo la Santa Sede ha un ruolo cruciale, perciò propongo a Sua Santità di convocare i patriarchi per studiare la situazione e presentare delle prospettive pratiche per questi paesi.
5. Pastori delle Chiese orientali cattoliche sui iris constatano, con preoccupazione e dolore, che il numero dei loro fedeli si riduce sui territori tradizionalmente patriarcali e, da qualche tempo, sono obbligati a sviluppare una pastorale dell’emigrazione. Sono certo che essi fanno il possibile per esortare i propri fedeli alla speranza, di restare nel loro paese e di non vendere i loro beni. Anche qui un patriarca come padre d’un popolo e non d’una terra geografica ha a cuore tutta la problematica e le difficoltà che oggi le nostre comunità fuori territori patriarcale vivono.
Chiedo la Vostra Benedizione Apostolica, Santo Padre, per me, per nostri vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e per tutta la comunità caldea sparsa in tutto il mondo, La chiedo anche per tutti i cristiani dell’Iraq e tutti i nostri fratelli musulmani che vogliamo bene. Grazie

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