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Liturgia verso dove

Liturgia verso dove?

Card. Louis Raphael Sako

La liturgia, la preghiera ufficiale della Chiesa, è di fondamentale importanza nella vita dei cristiani, quindi deve essere caratterizzata da un’alta spiritualità, poiché attraverso la partecipazione attiva ad essa si approfondisce il senso di unità e di comunità e l’importanza della irradiazione spirituale e della solidarietà fraterna nella speranza di raggiungere la pienezza della statura di Cristo, che ci chiama a inserirci nel suo mistero pasquale. Questo è quanto hanno vissuto i nostri santi e i nostri martiri, e questo è ciò a cui dobbiamo tendere ardentemente.

Credo nell’esistenza di un vero amore, a cui si aggancia la mia vita e il mio destino, il che mi porta ad essere coinvolto nel mondo per testimoniare questo fascino e questo amore. Sono convinto che la mia vita è un dono di Dio, e io devo donarla a mia volta per il bene degli altri. 

La liturgia è la più forte espressione della fede viva della chiesa.

La liturgia è la celebrazione ( la festa)della presenza di Cristo nel suo mistero pasquale, in modo attraente, entusiasta e gioioso. Questo è ciò che dovremmo percepire in ogni celebrazione liturgica. È deplorevole dire che in alcune pratiche liturgiche , compresa la messa, ci sentiamo come se fossimo in un luttoe, o in una scena di spettacolo( show), e non nella gioia di celebrare la presenza del Cristo glorificato, caparra della nostra eternità! Così vediamo alcuni fedeli che recitano il rosario durante la messa. È una grossa mancanza liturgica.

La celebrazione liturgica è l’occasione speciale in cui la Chiesa esprime la sua fede come comunità viva e celebrativa. Essa nutre, educa, matura la fede del fedele che vi partecipa e lo incoraggia a sollevarsi e ad unirsi a Dio.

La parola di Dio proclamata e cantata dagli orientali, il celebrante che prega con consapevolezza, gli inni commoventi, i salmi e le intenzioni, l’altare, le candele e le rose, la croce glorificata (senza il crocifisso presso i Caldei), le icone, il pane, il vino, l’incenso, i movimenti di alzarsi, sedersi, inchinarsi, il segno di croce, tutto questo incarna la fede della comunità celebrante, dando al fedele che partecipa grazia e forza, luce, pace e gioia, affinché la sua vita diventi veramente una liturgia in mezzo alla sua lotta quotidiana.

Da qui l’importanza della liturgia nella vita della chiesa e la necessità di preparare bene la celebrazione. I tempi rituali (i tempi liturgici) disegnati dal calendario ecclesiastico apportano preghiere proprie, con canti e letture, per ogni stagione, per aiutare il fedele a vivere il tempo (l’evento) che si celebra.

Nella benedizione finale della messa domenicale e festiva dei Caldei, il celebrante prega: “Dio che ci ha benedetti con tutte le benedizioni spirituali in Gesù Cristo nostro Signore… benedica la nostra assemblea ♰, ci riunisca ♰ e santifichi il nostro popolo ♰ che è venuto e ha goduto della potenza di questi gloriosi misteri…”. Ma il fedele, se non li comprende, come ne può godere? Dovrebbe anche essere rispettata la durata del tempo, dovrebbe essere fissato un tempo adeguato alla celebrazione, sia che fosse di sera o di mattina, e si dovrebbe tener conto delle circostanze degli studenti e degli impiegati, non di quelle del celebrante, sia vescovo che sacerdote.

La liturgca, il contenuto e la forma

L’espressione liturgica, nel suo contenuto e la sua forma attuale, trova difficile aggiornarsi a causa delle sue radici in una cultura speciale e in una lingua che oggi raramente si parla. I nostri riti attuali risalgono a più di 1.400 anni fa, e talvolta il loro contenuto, il loro linguaggio e stile non si legano alla cultura e alla sensibilità del nostro tempo. I Padri hanno formulato i loro riti e la loro fede con vocaboli del loro tempo, il che è normale, ma noi oggi abbiamo il diritto di avere dei riti attualizzati e rinnovati che esprimano la nostra fede con la cultura che viviamo e nella lingua che conosciamo chiaramente, e in un modo che ci attrae e ci aiuta a comprenderne i significati e incarnarli nella nostra vita, altrimenti non hanno senso. Il Concilio Vaticano II dice: “Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. […] In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. A tale scopo il sacro Concilio ha stabilito le seguenti norme di carattere generale (Costituzione sulla sacra liturgia, 21).

La Costituzione dà precise istruzioni da seguire nel processo di aggiornamento e di rinnovamento.

La sfida: mantenere l’originalità e la necessità di rinnovamento

La Tradizione nella concezione cristiana non è indietro, cioè nostalgia del passato, ma piuttosto porta avanti. La Tradizione è anzitutto fedeltà di Cristo alla sua Chiesa nel dono continuo dello Spirito Santo, aprendo la strada verso il presente e il futuro, altrimenti sara trasformata in un museo!

Nell’ultima metà del secolo scorso i nostri fedeli hanno lasciato le campagne verso le grandi città dove ci sono scuole e università, e in seguito la maggior parte della popolazione è emigrata a causa del deterioramento della situazione della sicurezza verso le grandi nazioni, dove la cultura è diversa, il sistema è diverso, gli usi e costumi sono diversi, la lingua è diversa, e l’interesse principale della società riguarda i mezzi di sussistenza e non la Chiesa!

La mia domanda è: come può la Chiesa rimanere presente e influente senza l’idoneità della sua liturgia e del suo insegnamento in un modo che risponda alle esigenze di questi cambiamenti?

Di fronte a queste trasformazioni fondamentali nella nostra società di oggi, il cambiamento è necessario, ma bisogna conoscere la natura di questo cambiamento: si tratta di una riforma relativa (aggiornamento), ossia tornare alle radici e mantenere l’originale, rifiutando quello che non è genuino e venuto dall’esterno, oppure si tratta di una riforma essenziale?

Questo è ciò che la Chiesa deve studiare attentamente, alla luce della consapevolezza della sua responsabilità come questione primaria, per avere una presenza e un influsso. Vedo che il processo di rinnovamento e aggiornamento, nonostante le critiche di conservatori ed estremisti, come un’opportunità perché il cristianesimo e la Chiesa possano continuare a influire, soprattutto perché viviamo in un mondo basato sulla conoscenza, la tecnologia e il digitale, che rifiuta lecose utopiche e le spiegazioni semplici tradizionali.

La Chiesa dovrebbe fare affidamento, riguardo al rinnovamento della liturgia, agli studi teologici e biblici, ai Padri della Chiesa, agli studi liturgici, artistici e linguistici, da parte di persone che hanno un rapporto diretto con i gruppi pastorali e non sono solo da parte di specialisti (insegnanti) che si occupano del lorcariera. Qui sottolineo l’importanza della centralità nella Chiesa per non cadere nel caos!

 I carismi nella chiesa

Dopo 2.000 anni, la Chiesa deve uscire dal suo quadro altamente sturtturato e dai suoi vecchi metodi( arcaismo) per accogliere i molteplici doni della comunità ecclesiale, per un servizio migliore e per un messaggio più efficace: “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore… E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-5.7).

Quindi si tratta dell’istituzione ecclesiastica per condividere le responsabilità pastorali con i laici, uomini e donne, affinché diano il loro contributo nei vari campi, perché questi doni, come ricorda Papa Francesco, costituiscono semplicemente la stragrande maggioranza del popolo di Dio (Evangelii Gaudium 12), specialmente dato che alcuni laici sono esperti in scienze ecclesiastiche. Ricordo, ad esempio, che un numero di laici di ambedue i sessi da noi hanno studiato le scienze ecclesiastiche nel collegio universitario pontificale “Babel” e negli istituti culturali cristiani, perché non usufruirne? Speriamo che il Sinodo generale dei Vescovi del 2023 riguardo alla sinodalità produca una svolta peculiare per mettere in azione il ruolo dei laici nella Chiesa.

La chiesa porta la parola di Dio

Indipendentemente dal contesto storico e sociale e dalla fragilità della natura umana, la Chiesa rimane sempre portatrice della parola di salvezza di Dio. Questa è il particuralismo del suo messaggio e la sua consapevolezza di sé. La Chiesa ha ricevuto da Cristo la parola della sua fondazione, non è Egli stesso il Verbo? “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio…Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,1-4).

Perciò la missione della Chiesa è quella di rivelare agli uomini che Dio è vicino a loro, è accanto a loro, in vita e in morte, e questo trovando un modo che illustri tutti gli aspetti della fede cristiana.

Mi domando: Come può la Chiesa presentare il cristianesimo ai musulmani in oriente, e agli occidentali dove il laicismo è diventato la religione? Queste sono sfide che si devono affrontare con coraggio. Papa Francesco ha fatto molto tramite i suoi discorsi, i suoi incontri riguardo alla chiesa istituzionale e riguardo al problema generale (res publica) , attirando l’attenzione di molti.

La nostra chiesa caldea al bivio

Francamente, ritengo personalmente che la maggior parte del nostro clero non abbia questa preoccupazione ecclesiastica riguardo alla missione e alla testimonianza verso i nostri contemporanei. Mi domando: sentono di avere una missione? Hanno programmi costantemente rinnovati? O sono abituati al lavoro di ufficio tradizionale lontano da qualsiasi prospettiva futura?

In generale, la maggior parte delle nostre parrocchie oggi ha perso la pratica della preghiera rituale a causa della lingua, della lunghezza, della ripetizione e della mancanza di aggiornamento. Anche riguardo al rinnovamento che abbiamo portato avanti in questi ultimi anni nonostante la consultazione di specialisti, la discussione e l’approvazione dei Padri del Sinodo, e la ratifica della Santa Sede, trovo che ci sono lacune per cui occorre rivederlo dopo pochi anni.

Nella diocesi di Baghdad, abbiamo mantenuto le chiese e preparato una vera e propria architettura ecclesiastica, dopo che la maggior parte di esse erano sale di preghiera, preparando l’altare, il bema, le tribune per le letture, l’acustica, le icone e la croce glorificata, e addestrando i diaconi in modo che tutto sia appropriato per coloro che vi abitano e per coloro che le frequentano per pregare.

Riconosco che i diaconi sono un ostacolo alla celebrazione della liturgia, poiché la maggior parte di loro manca di formazione teologica e liturgica, di esercizio nel servizio e di un’adeguata educazione linguistica. Perché non ordiniamo i diplomati del Pontificio Collegio di Babilonia o degli Istituti di formazione cristiana?

La liturgia caldea è bella, ma la sua bellezza e la sua ricchezza dovrebbero essere evidenziate anche attraverso la sua bella preparazione ed esecuzione…

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